I retailer europei hanno un obiettivo in comune: aumentare del 25% le proprie entrate grazie all’e-commerce estero. Un obiettivo che si trasforma in strategia per i due terzi dei player di settore, ma poi qualcosa si blocca. Leggi, regolamenti e pratiche locali si intromettono nel percorso con risultati negativi. Ne sanno qualcosa i 146 operatori di 7 paesi dell'Unione Europea, Italia compresa che hanno risposto a un’indagine della European Retail Round Table, manifestando esperienze entusiasmanti in partenza e scoraggianti in seguito.
Se il comportamento dei consumatori è cambiato a favore del commercio elettronico, i motivi sono tanti: per esempio, si annullano le distanze geografiche, la scelta è più ampia e la propensione all’acquisto attraverso canali diversi è cresciuta.
Ma i retailer non sono soddisfatti delle performance e il loro motivo è soprattutto uno: i vincoli di natura burocratica diversi in ciascun Paese bloccano la crescita e impediscono un approccio più aggressivo al mercato. Quando si dice che l’Europa è unita….
0 commenti:
Posta un commento